La resistenza in ipnosi Aprile 30, 2008
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Erickson ha una visione della resistenza che si basa soprattutto sulla accettazione (continua…)
Il termine ipnosi Aprile 25, 2008
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L’ipnosi è conosciuta dal secolo scorso grazie ad un medico del 1800 di nome Brad, che coniò il nome a seguito dell’effetto che questa sembrava avere sui soggetti mesmerizzati. (continua…)
Ipnosi e stato panico Aprile 10, 2008
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Durante un attacco di panico o un altro stato fobico, una persona sperimenta alcune situazioni mentali che sono caratteristiche di uno stato mentale non ordinario.
Come già scritto altrove su questo blog, infatti, lo stato che ci si trova a vivere durante lo scatenarsi di una paura fobica, a sua volta detto stato fobico, è in tutto e per tutto equivalente nei termini e nel significato allo stato panico. L’attacco di panico sembra così essere uno stato di ipnosi spontanea ma negativa. L’ipnosi, di solito è di tipo rilassante, in quanto viene sollecitato il sistema parasimpatico. È stato dimostrato di recente, tuttavia che uno stato ipnotico può essere indotto con successo anche nel caso di soggetti in movimento, per cui si può parlare di trance dinamica, ovvero ipnosi dinamica.
Ipnosi Aprile 8, 2007
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Ipnosi e suggestione diretta (continua…)
Similitudine fra la fobia e l’ipnosi Dicembre 19, 2005
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La relazione tra fobia e ipnosi è duplice. Da una parte, infatti, in diverse ricerche si nota come vi sia una forte correlazione tra soggetti fobici e buoni soggetti ipnotici. In pratica se un soggetto è fobico vi sono buone probabilità che sia facilmente ipnotizzabile. Questo implica anche un ricaduta sul versante clinico, come si vedrà in seguito.
Dall’altra parte il comportamento fobico e il comportamento in stato di trance presentano molte similitudini nell’esperienza della dissociazione che viene riportata da pazienti fobici e da soggetti ipnotici. Frankel (Frankel, F. H. Hypnosis: Trance as a copying mechanism, Plenum, New York, 1976) ipotizza che gli stessi meccanismi mentali potrebbero entrare in funzione sia in una condizione che nell’altra. Nel caso dei pazienti fobici il meccanismo che è alla base della trance ipnotica sarebbe infatti un meccanismo di difesa che l’individuo mette in atto per affrontare una situazione di cui, in apparenza, non ha controllo.
Secondo Spiegel l’ipnosi è un metodo di concentrazione disciplinata che può essere usato in aggiunta ad una strategia di trattamento primario (Spiegel, D., Frischholz, E. J., Baruffi, B., Spiegel, H. Hypnotic responsitivity and the treatment of flying phobia in “American Journal of Clinical Hypnosis”, 23, pp. 239-247, 1981).
Ecco un elenco di caratteristiche in comune:
- Le immagini e le fantasie possono diventare sufficientemente vivide da essere confuse con il mondo reale
- Le incongruità cessano di essere un problema
- La logica può diventare superflua
- L’esperienza attuale ha la precedenza su quella passata e su quella futura
- Il senso del tempo cessa di essere importante
Tecniche ipnotiche comportamentali vs. tecniche ipnotiche ericksoniane Dicembre 17, 2005
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Tecniche ipnotiche cognitiive
- Incoraggiare la produzione di immagini visive sullo schermo di un televisore o di un cinema, su una lavagna o sul palco di un teatro
- Indurre un’esperienza guidata come in un sogno o suggerendo sogni che riguardano l’esperienza dello stimolo fobico, ma in positivo, durante il normale sonno notturno
- Provocare una regressione di età per rivivere situazioni traumatiche che presumibilmente sono alla base della fobia in questione.
Tecniche ipnotiche ericksoniane
La terapia ipnotica ericksoniana non considera l’inconscio dell’individuo come fanno le terapie di stampo psicoanalitico. La psicoterapia ericksoniana considera invece l’inconscio umano come una grande risorsa che, così come guida il sistema nervoso autonomo a garantirci la sopravvivenza, può essere guidata a far funzionare meglio l’organismo. Anche quando mostra segni di evidente malfunzionamento, dunque, la terapia ericksoniana, considera che l’inconscio cerca di agire a fin di bene, come per difendere ciò che ritiene a rischio. In ipnosi, il terapeuta ha la possibilità di entrare in comunicazione direttamente con questa parte inconscia, senza che la logica dell’emisfero dominante interferisca. Perciò il terapeuta può chiedere semplicemente: “Puoi far sì che questo comportamento finisca?” e in caso di risposta positiva da parte dell’inconscio del paziente la terapia potrebbe essere già finita.
L’ipnoterapia ericksoniana Dicembre 15, 2005
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Milton Erickson credeva nell’esistenza di un inconscio creativo, capace di effettuare cambiamenti nel comportamento dell’individuo senza alcun coinvolgimento cosciente. Un approccio all’ipnoterapia ericksoniana viene descritta da Erickson e Rossi come un procedimento composto da tre fasi:
1) Al paziente viene spiegato, attraverso un modello di comunicazione ipnotica, ma in uno stadio pre-ipnotico, il funzionamento della mente inconscia da un punto di vista ericksoniano, cioè della forza creativa della mente inconscia, della capacità di cambiamento che ha quest’ultima, sulla naturalezza della trance ipnotica.
2) Viene fatto il tentativo di utilizzare i processi creativi della mente inconscia del paziente in stato di trance. A questo scopo viene usata una forma standard in cui si chiede alla mente inconscia se crede sia possibile nel futuro che ci sia una soluzione al problema del paziente. La mente inconscia viene sollecitata ad alzare una mano per indicare che la soluzione vi sarà, non appena vi è questa consapevolezza, sempre a livello inconscio.
3) Una ratifica post-trance del coinvolgimento della mente inconscia del paziente che sottolinea l’intenzione di cambiamento del comportamento da parte dell’inconscio e contemporaneamente allontana ulteriormente eventuali dubbi alla mente coscia. La ratifica solitamente avviene per mezzo di una specie di comando post-ipnotico e prevede che mentre il paziente è in stato di veglia ci si rivolga al suo inconscio chiedendo di alzare una certa mano per confermare la soluzione del problema, l’altra mano per disconfermare, entrambe per ammettere di non saperlo.